Tunisia, sulle tracce delle giovani imprenditrici


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Questa volta siamo stati traditi dai numeri. In Tunisia i dati ufficiali dicono che il 38 per cento delle donne non riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro, ma questo dato contrasta con il loro impegno nella vita socio-economica del paese. La partecipazione delle donne alle attività economiche è cresciuta rapidamente nel corso degli ultimi trent'anni. La Camera delle imprenditrici, che all'inizio della sua creazione aveva meno di 200 membri, ha raggiunto nel 2009 quota 18 mila iscritte, secondo i dati ufficiali comunicati durante l’ultima conferenza delle Donne del Mediterraneo, tenutasi a Barcellona nel 2016.

 

Le donne tunisine sono da sempre in prima fila tra i beneficiari delle iniziative e dei progetti di sviluppo economico e rurale finanziati dalla Cooperazione italiana nell’ambito dello sviluppo sociale e agro industriale. La Cooperazione italiana ha aderito e finanziato varie iniziative in loro favore, come il Progetto regionale Gemaisa (Gender mainstreaming nelle azioni di sviluppo rurale sostenibile e sicurezza alimentare), realizzato dal Ciheam di Bari anche in Libano ed in Egitto. Altre donne, grazie al loro impegno, hanno beneficiato di un’assistenza tecnica ed economica per fare impresa tramite un ampio progetto di sostegno all’Associazione “Femme set Leadership” nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa..

 

 

Hajer Ounisse è una 33enne tunisina sposata e casalinga nel villaggio di Jdaria. Il progetto Gemaisa le ha permesso di beneficiare di circa 20 unità di pollame. Grazie alla Cooperazione italiana, ha frequentato vari seminari e corsi di formazione sui diritti socio-economici e sulle tecniche per attività generatrici di reddito. Fa parte del nuovo gruppo di sviluppo agricolo femminile nato dal progetto Gemaisa. Oggi Hajer racconta che i suo polli sono sani e, nonostante la sua attività sia solo all’inizio, può sognare un futuro roseo. “I primi risultati si vedranno fra un anno”, dice sorridente. Un sorriso che riassume la sua “totale soddisfazione per l’aiuto ricevuto dalla Cooperazione italiana e i suoi partner”. ”Il progetto ha portato gioia al mio villaggio. Ho riunito diverse persone. Ho imparato nuovi dello sviluppo, ho capito di che cosa sono capaci le donne”.

 

 

La storia di Amel Hamdi è quella di una donna single di 36 anni, incontrata nel villaggio di El Grine. Amel raccoglie vongole. “La formazione in Italia è stato molto utile, ho imparato i pericoli legati al mio mestiere, nozioni sull'inquinamento marino e rischi per la salute, le buone pratiche di raccolta, ma anche istruzioni su come conservare vongole di buona qualità prima della vendita”, ci racconta. Amel ha anche beneficiato dei vari workshop e corsi di formazione sui diritti socio-economici delle donne. “Sono serena, soddisfatta e fiduciosa di come tutto sta crescendo”. Poi aggiunge: “Ho conosciuto donne del mio paese nel corso delle attività del progetto Gemaisa. Insieme abbiamo imparato anche tante cose legate ai nostri diritti”.

 

 

Sana Ghenima, presidente dell’associazione “Donne e leadersihp”

 

Non solo il progetto Gemaisa. In Tunisia, la Cooperazione italiana ha sostenuto anche l”associazione “Donne e leadership” tramite un progetto di sviluppo economico realizzato da Unido. L’iniziativa mira a sostenere e dare visibilità ad attività vitali per l'economia tunisina e fondamentali per le donne: il cibo, i prodotti locali, l'innovazione e la green economy. Il progetto aiuta a rafforzare la capacità delle donne attraverso la formazione, l'orientamento e la creazione di reti, elimina gli ostacoli finanziari per realizzare piani industriali e facilitare l'accesso ai finanziamenti e stabilire una rete regionale con altre associazioni nei paesi della regione per superare gli ostacoli comuni all’imprenditorialità femminile. Secondo Sana Ghenima, presidente dell’associazione, un punto fondamentale è “l'alfabetizzazione”, perché è questa che “apre le porte alle giuste informazioni, e quindi alle opportunità di sviluppo”.

«Les Saveurs de Maryouma», prodotto da Habiba Ben Larbi

 

Fra le beneficiarie del programma in Tunisia, c’è Habiba Ben Larbi. “Il mio progetto è un impianto industriale di produzione, trasformazione, confezionamento e commercializzazione di spezie, harissa, prodotti di grano e verdure”, racconta. Si tratta di un’attività concreta che genera un reddito sicuro. “Ora sono in fase di produzione: sto vendere i miei prodotti ai grossisti”.

 

 

 

*Esperto di comunicazione, sede Aics di Tunisi.


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