Il Paese

A sei anni dagli eventi che hanno determinato la “rivoluzione” libica, il paese si dibatte ancora in una crisi politica che ha determinato una drammatica situazione umanitaria. Il conflitto ha causato danni consistenti alle infrastrutture, ha drasticamente ridotto i servizi di base e ha ridimensionato il reddito della popolazione, rendendo soprattutto ancora più vulnerabili le fasce più povere.

La Raccomandazione OCSE del gennaio 2000 escludeva la Libia dal novero dei Paesi beneficiari di aiuto pubblico allo sviluppo in ragione del suo reddito pro-capite medio per abitante, e tuttavia l’Italia, nel recepirla, aveva previsto alcune eccezioni per i settori della formazione, dello sviluppo agricolo, della sanità, dello sminamento umanitario e dell’intervento umanitario di emergenza. Ciò ha permesso alla Cooperazione italiana di essere sempre presente in Libia e di poter rispondere ove possibile alle richieste di intervento umanitario a seguito dei noti eventi bellici del 2011 e ancora di più a causa del precipitare della situazione nel 2014.

Il contributo italiano

La sede AICS di Tunisi, con competenza regionale anche per la Libia, dal 2016 svolge attività di assistenza tecnica, gestione e monitoraggio dei programmi finanziati dalla Cooperazione italiana al fine di assicurare una risposta adeguata alla grave crisi umanitaria determinata dal perdurare della crisi libica e garantire le attività di assistenza ed il coordinamento con i vari attori locali e internazionali coinvolti nel processo di stabilizzazione della Libia. Nel 2017 ha lanciato, a valere sul canale bilaterale, il primo bando di emergenza rivolto alle Organizzazioni della Società Civile (OSC) con il quale si intende realizzare interventi di emergenza in ambito sanitario e di protezione, al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione libica più vulnerabile.